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il tuo viaggio nella CHIESA di santa maria DI PORTOSALVO

Benvenuti

Inizio

Benvenuti e benvenute nella Chiesa di Santa Maria di Portosalvo. Un luogo speciale, dove il mare incontra la fede, e la storia si mescola con la vita quotidiana dei marinai. Siamo nel 1554, fuori dalle mura della città di Napoli, nella zona del Mandracchio. Qui le feluche provenienti da Massa Lubrense approdavano cariche di vino, frutta, latticini e dei rinomati vitelli, pronti a rifornire i mercati cittadini. Immaginate il vociare dei mercanti, il profumo del mare, il movimento incessante di barche e uomini. È in questo scenario che nacque la chiesa. Un pescatore, Bernardino Belladonna, scampato a un naufragio, fece voto alla Vergine di edificare un luogo sacro. Santa Maria di Portosalvo divenne così faro di speranza, rifugio per i marinai, porto sicuro. Visibile dal mare, indicava il ritorno a casa. Preparatevi ad un viaggio nel tempo, tra arte, fede e memoria.

Le Origini

Tappa 1

Le origini di questa chiesa sono legate a un miracolo del mare. Secondo una leggenda, Bernardino Belladonna, marinaio in viaggio verso Costantinopoli, affrontò una terribile tempesta. La sua imbarcazione andò perduta, ma lui sopravvisse, insieme al quadro della vergine di Costantinopoli, che custodiva. In quel momento di paura e gratitudine, promise alla Madonna di costruire un luogo di culto. E mantenne la promessa. Si unì ad altri pescatori, armatori e marinai. Uomini duri di mare, abituati alla fatica e ai rischi delle onde. Insieme fondarono una confraternita laica, una comunità solidale che viveva di fede e di aiuto reciproco. Scelsero il Mandracchio, il piccolo porto fuori Porta di Massa, come luogo della cappella. Un posto sospeso tra la città e il mare, circondato dall’acqua su tre lati. La chiesa che oggi visitiamo nacque così. Dal voto di un uomo. Dalla forza di una comunità. E da una fede che trasformò la paura in speranza.

Esterno

Tappa 2

Prima di entrare, osserva la facciata della chiesa. Oggi si trova più in basso rispetto al livello della strada. Il portale in piperno bugnato, sobrio ed elegante, è un segno del Rinascimento napoletano. Sopra, la lunetta incornicia l’ingresso; ai lati, due finestre poligonali ornate da stucchi spezzano la severità della pietra. A destra, alcune lapidi raccontano la forza della confraternita. Una in particolare ricorda che re Ferdinando II concesse ai marinai il diritto di amministrare i propri beni e persino di infliggere la scomunica agli oppositori. Un privilegio raro e potente. Accanto, sorge il Collegio dei Marinaretti, fondato nel Settecento per accogliere e istruire i figli dei pescatori orfani. Nel giardino, due simboli ci parlano ancora. La Fontana della Maruzza, cinquecentesca, con la grande lumaca che un tempo versava acqua limpida. E l’Obelisco di Portosalvo, eretto nel 1799 per celebrare la fine della Repubblica Napoletana, con la Vergine in cima che stringe un globo, segno di protezione universale.

Navata e soffitto

Tappa 3

Entrando, lo sguardo corre verso l’alto. La chiesa si apre in un’unica navata, arricchita da marmi policromi e da un soffitto a cassettoni lignei dorati. È qui che risplende il suo tesoro più prezioso: La Gloria della Vergine, capolavoro di Battistello Caracciolo del 1634. La Madonna, al centro, apre il suo mantello e protegge i marinai in balia del mare. Le figure, segnate da volti intensi e incarnati quasi bronzei, parlano di paura e speranza. La luce, tagliente, nasce dal buio: è l’eredità del Caravaggio, che Caracciolo portò a Napoli con forza unica. Osserva bene: accanto a una guglia di nave, si legge il monogramma CAV. È la firma dell’artista, un marchio discreto e antico. Il soffitto che custodisce questo tesoro fu realizzato da Nicola Antonio Conte e dal maestro Michelangelo nel 1634. Intagli lignei, dorature e geometrie armoniose incorniciano l’opera. Tutto qui parla di protezione. Di un cielo che veglia sui naviganti.

Altari lateriali

Tappa 4

Ai lati della navata si aprono quattro altari minori, datati 1744. Ognuno custodisce un’opera che racconta fede, devozione e arte. Entrando in chiesa, Il primo altare sulla destra, accoglie la statua lignea di Sant’Antonio da Padova, datata 1600. Il suo abito dorato rivela la preziosa tecnica spagnola dell’estofado, che lascia emergere la luce dell’oro attraverso la pittura. Il secondo altare, sulla destra, conserva una pala lignea con fondo in oro zecchino. Raffigura la Madonna di Portosalvo, ed è l’immagine che fino agli anni 60 del 900, il 30 giugno, veniva portata in processione per mare e per terra. È attribuita alla scuola di Giovanni Antonio Criscuolo, pittore raffinato del Cinquecento. Il primo altare sulla sinistra, ospita un quadro di San Giuseppe, con un ex-voto in argento: la verga fiorita, il copricapo, il sacro cuore di Maria. È attribuito a Domenico Littiero, artista dei primi del Settecento. Il secondo altare sulla sinistra, ospita un Crocifisso tardo seicentesco. Il legno scolpito, le forme semplici e drammatiche, parlano di dolore e di speranza nella resurrezione.

Opere ovaliche

Tappa 5

Accanto agli altari vi accolgono sei splendide tele ovali, custodi di fede e storia. Le prime quattro raffigurano grandi santi: Sant’Antonio Abate, con i suoi simboli di guarigione e predicazione; San Nicola di Bari, protettore dei poveri e ispiratore della figura di Babbo Natale; San Francesco Saverio, gesuita infiammato d’amore missionario; e San Giovanni Nepomuceno, martire della confessione e protettore dei ponti, molto venerato in epoca borbonica. Le ultime due tele raffigurano episodi di profonda spiritualità: Cristo e la Samaritana e il Battesimo di Cristo, opere di Evangelista Schiano. Alzando lo sguardo sopra l’ingresso, si ammira l’organo settecentesco con cantoria seicentesca. Ai lati, altre due tele: Santa Cecilia, purtroppo tagliata per far spazio all’organo, e una Santa misteriosa, forse Santa Patrizia. Un itinerario che invita il visitatore a lasciarsi avvolgere dalla bellezza e dal racconto sacro custodito in ogni dettaglio. Ora, dirigiti verso l’altare.

Area Presbiteriale (incipt)

Tappa 6

Eccoci nell’area presbiteriale, il cuore spirituale e artistico della chiesa. Qui ogni elemento racconta fede, arte e devozione. Dalla balaustra che accoglie i fedeli, fino alla cupola che un tempo svettava affrescata, tutto è pensato per elevare lo sguardo e il cuore verso il divino. Procederemo insieme, tappa dopo tappa, alla scoperta di ogni dettaglio

Altare maggiore

Tappa 6.1

Scolpito tra il 1769 e il 1772 da Antonio di Lucca, sostituisce l’antico altare cinquecentesco. È custode della tavola settecentesca della Vergine di Portosalvo, venerata dai naviganti. Ai lati, due angeli reggono solenni i candelabri. Davanti, la mensa biblica introdotta dal Concilio Vaticano II permette la celebrazione della messa rivolta verso i fedeli, in segno di maggiore partecipazione comunitaria.

Tabernacolo

Tappa 6.2

Il tabernacolo, custodisce un’iscrizione preziosa: “Ave Maris Stella”, antico titolo mariano che significa “Salve, Stella del Mare”. Richiama la protezione della Vergine su chi affronta le onde della vita e del mare, un simbolo profondamente legato all’identità marinara della chiesa.

Cona e tribuna

Tappa 6.3

La cona e la tribuna ospitano le statue di San Pietro e San Paolo, scolpite nel 1806 da Angelo e Giacomo Viva. Gli stessi artisti realizzarono anche gli angeli e l’Eterno Padre in cima. Dopo il terremoto del 1980, le colonne laterali furono sostituite. Il quadro della Madonna mostra elementi legati alla Vergine del Carmine e a quella di Costantinopoli, come le nubi ai piedi. Non porta la luce in mano, ma un globo, simbolo di dominio e protezione.

Lunette e opere in basso

Tappa 6.4

Due lunette laterali raccontano la Nascita e la Dormitio della Vergine, secondo la tradizione bizantina, attribuite a Francesco Palumbo e Nicola Russo. In basso, a sinistra, una copia della Resurrezione di Cristo di Marco Pino da Siena. A destra, la Madonna del Rosario con le anime del Purgatorio, opera di Antonio De Bellis, che vi si autoritrae in basso. Il rosario in corallo richiama il legame profondo con il mare e con i naviganti.

I santi, i pennacchi e le cupole

Tappa 6.5

Sotto le lunette compaiono i santi Filippo Neri, Leonardo, Erasmo e Francesco di Sales, fondatori di congregazioni religiose. Nei pennacchi della cupola, quattro profeti sorreggono la volta. La cupola stessa, un tempo affrescata, probabilmente da Nicola Russo, ha purtroppo perso i suoi dipinti a causa dell’umidità. Infine, l’arco prima del tamburo mostra gigli intrecciati che formano le lettere A V M: Ave Vergine Maria.

La confraternita

Tappa 7

Nel 1580 i pescatori di Portosalvo fondarono una confraternita laica, segno di fede condivisa e di solidarietà concreta. Ogni anno, il 30 giugno, dopo la processione con l’immagine della Madonna, si eleggevano i governatori: sei uomini scelti per virtù, ma solo quattro ricevevano l’incarico, estratti dalla mano innocente di un bambino sotto l’altare. A tre spettavano le chiavi, al quarto la cassetta delle elemosine, posta ai piedi della Vergine.
Quello scrigno era il cuore della comunità: serviva a sostenere i confratelli malati, a garantire la dote alle figlie senza maritaggio, a custodire speranza. Durante le esequie, venti torce accompagnavano i pescatori defunti fino al cimitero, rinsaldando il legame tra vivi e morti. Questa tradizione rimase viva fino agli anni 60 del 900. Sotto l’altare e lungo la navata, si trovano cinque botole che custodiscono i confratelli sepolti nella Terra Santa, ancora bagnata dall’acqua del mare: silenziosa dimora di memoria e devozione.

Restauri e opere perdute

Tappa 8

Il terremoto del 1980 segnò profondamente la chiesa, lasciandola chiusa e ferita per decenni. Le crepe non intaccarono solo le mura, ma anche la vita della comunità, privata di un luogo di fede e di incontro. Negli anni successivi furono realizzati importanti lavori di restauro: dalle facciate alle coperture, dagli ambienti interni agli affreschi, fino ai peducci, alle lunette della cupola, al cassettonato ligneo e ai marmi del presbiterio.
Ma il sisma portò via anche opere preziose: molte statue furono trasferite a San Paolo Maggiore, dove ancora oggi si conservano l’Immacolata tra Sant’Anna e San Gennaro e l’Addolorata con San Giovanni. L’antica Madonna del Rosario, un tempo custodita in sagrestia, andò invece dispersa e trafugata.
La riapertura della chiesa, avvenuta dopo lunghi anni di attesa, è stata possibile grazie a un lavoro congiunto: l’Arciconfraternita di Santa Maria della Misericordia e Ospedale fuori Porta San Gennaro, la cooperativa sociale Ambiente Solidale, la cooperativa sociale Culturadice e l’Arcidiocesi di Napoli ed il Comitato di Portosalvo, hanno unito forze e visioni per restituire vita a questo luogo sacro.

La nuova vita con culturadice

Tappa finale

Dal 2022 la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo ha ritrovato voce e comunità grazie alla cooperativa sociale Culturadice, fondata da giovani appassionati di patrimonio culturale e innovazione sociale. Oggi la cooperativa non solo promuove eventi, ma si prende cura quotidianamente del luogo, garantendo pulizia e accoglienza, perché resti sempre vivo e fruibile.
La chiesa si è così trasformata in uno spazio aperto a tutti: oltre a mostre d’arte, rassegne letterarie, piccoli concerti, spettacoli teatrali e performance musicali, qui si svolgono anche attività laboratoriali per bambini, giovani e adulti, pensate per far rivivere questo luogo e rinsaldare il legame con la comunità.
Tra gli artisti che hanno animato le navate ricordiamo Michelangelo Della Morte, Fabio Abbreccia, Lo Chan Peng, e attori come Sebastiano Somma. Così, un edificio rimasto per decenni chiuso e silenzioso è tornato a essere cuore pulsante del quartiere, capace di unire fede e bellezza, memoria e futuro, tradizione e innovazione sociale.

Credits

Progetto a cura di

Coop. Sociale Città di Leonia

Project manager

Fabio De Bernardo

Ricerca documentale
e coordinamento editoriale

Coop. Sociale Seme di Pace

Coordinamento autori copywriter museali

Alessia Maccaroni

Traduzioni e revisioni con madrelingua
a cura di

Consorzio Co.Re

Produzione audio

La Musica Ribelle

Sviluppo della piattaforma

Coop. Sociale Città di Leonia

User Experience e User Interface

Coop. Sociale Seme di Pace